San Sebastiano (ultima domenica di Aprile)
Le notizie storiche su san Sebastiano sono davvero poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni, ed è tuttora molto vivo. Ben tre Comuni in Italia portano il suo nome, e tanti altri lo venerano come santo patrono. Sebastiano, che secondo s. Ambrogio era nato e cresciuto a Milano, da padre di Narbona (Francia meridionale) e da madre milanese, era stato educato nella fede cristiana, si trasferì a Roma nel 270 e intraprese la carriera militare intorno al 283, fino a diventare tribuno della prima coorte della guardia imperiale a Roma, stimato per la sua lealtà e intelligenza dagli imperatori Massimiano e Diocleziano, che non sospettavano fosse cristiano.
Secondo i racconti sulla sua vita sarebbe stato un valoroso cavaliere ed amico dell'imperatore. Grazie alla sua funzione, poteva aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, curare la sepoltura dei martiri e riuscire a convertire militari e nobili della corte imperiale. Per questa sua infaticabile opera di assistenza ai cristiani, fu proclamato da papa s. Caio “difensore della Chiesa”. Venne arrestato, portato da Massimiano e Diocleziano e condannato ad essere trafitto dalle frecce; legato ad un palo in una zona del colle Palatino chiamato ‘campus’, fu colpito seminudo da tante frecce da sembrare un riccio; creduto morto dai soldati fu lasciato lì in pasto agli animali selvatici. Ma la nobile Irene si accorse che il tribuno non era morto e trasportatolo nella sua casa sul Palatino, prese a curarlo dalle numerose lesioni. Miracolosamente Sebastiano riuscì a guarire e poi nonostante il consiglio degli amici di fuggire da Roma, egli che cercava il martirio, decise di proclamare la sua fede davanti a Diocleziano e al suo associato Massimiano, mentre gli imperatori si recavano per le funzioni al tempio. Superata la sorpresa, dopo aver ascoltato i rimproveri di Sebastiano per la persecuzione contro i cristiani, innocenti delle accuse fatte loro, Diocleziano ordinò che questa volta fosse flagellato a morte; l’esecuzione avvenne nel 304 ca. nell’ippodromo del Palatino, il corpo fu gettato nella Cloaca Massima, affinché i cristiani non potessero recuperarlo. La tradizione dice che il martire apparve in sogno alla matrona Lucina, indicandole il luogo dov’era approdato il cadavere e ordinandole di seppellirlo nel cimitero “ad Catacumbas” della Via Appia, oggi dette di San Sebastiano. E’ considerato il terzo patrono di Roma, dopo i due apostoli Pietro e Paolo. Le sue reliquie, sistemate in una cripta sotto la basilica, furono divise durante il pontificato di papa Eugenio II (824-827) mentre il suo successore Gregorio IV (827-844) fece traslare il resto del corpo nell’oratorio di San Gregorio sul colle Vaticano e inserendo il capo in un prezioso reliquiario, che papa Leone IV (847-855) trasferì poi nella Basilica dei Santi Quattro Coronati, dove tuttora è venerato. Gli altri resti di San Sebastiano rimasero nella Basilica Vaticana fino al 1218, quando papa Onorio III concesse ai monaci cistercensi, custodi della Basilica di S. Sebastiano, il ritorno delle reliquie risistemate nell’antica cripta; nel XVII secolo l’urna venne posta in una cappella della nuova chiesa, sotto la mensa dell’altare, dove si trovano tuttora.
Dal punto di vista iconografico, san Sebastiano viene raffigurato come un giovane nudo, legato ad un albero o colonna e trafitto dalle frecce; infatti le innumerevoli opere d’arte di quasi tutti gli artisti, pittori e scultori, lo raffigurano in questo modo.
A Canicattini Bagni si festeggia l’ultima domenica di Aprile.
Fino agli anni ’60, la festa era molto più suggestiva e densa di avvenimenti che con il passare degli anni sono svaniti. Ciò che è rimasto sino ai giorni nostri è il tradizionale pellegrinaggio che si svolge la vigila della festa, ove molta gente a piedi scalzi percorre il tratto di strada che va dalla Villa del Seminario “A CASINA RO VISCUVU”, ove è custodito un simulacro di San Sebastiano, fino alla Chiesa Anime Sante del Purgatorio; tale percorso verrà svolto il giorno successivo dal gruppo dei Nuri che si danno appuntamento proprio alla Villa del Seminario. “NURI” (nudi) uomini vestiti con pantaloni, camicia e calze bianche: il capo è coperto con un fazzoletto di seta di colore prevalentemente grigio. Una lunga fascia rossa attraversa tutto il torace per essere cinta attorno ai fianchi e nel palmo della mano si porta un mazzo di fiori. Il giorno della festa è caratterizzato dall’ingresso dei Nuri in paese alle ore 07.30. Ad attendere il loro arrivo, nei pressi di un edicola votiva dedicata a San Sebastiano, il parroco, la banda musicale e numerosi fedeli che li accompagna in processione sino alla Chiesa Anime Sante del Purgatorio. Durante la processione essi proclamano delle invocazioni:
- E chi siemu muti ca nun lu ciamamu . . . . . . . . primu ddiu e sa ‘ mmastianu
- E ciamamulu ca ni senti . . . . . . . . . . . . . . . . . . primu ddiu e sa ‘mmastianu
- E ciamamulu ca n’ aiuta . . . . . . . . . . . . . . . . . primu ddiu e sa ‘mmastianu
- E ciamamulu ca è capitanu . . . . . . . . . . . . . . primu ddiu e sa ‘mmastianu
- E ciamamuli frati e suoru . . . . . . . . . . . . . . . santa lucia cu sa ‘mmastianu
Subito dopo ha inizio una breve processione con il simulacro di San Sebastiano sino alla Chiesa Madre..
Alle ore 20.00 dopo la messa vespertina si svolge la processione per le vie cittadine che si conclude con il rientro del simulacro nella Chiesa Anime Sante del Purgatorio ove rimarrà custodito e venerato tutto l’anno.

